Una bandiera di quindici metri sulla cima, la preghiera per i difensori, la memoria di Oleshky, poesie, musica e un pranzo condiviso: la giornata organizzata da Insieme per Ucraina ha trasformato un’escursione nelle Marche in un’esperienza di autentica comunità.
Monte Revellone, 4 ottobre 2026 – Ci sono giornate che finiscono al tramonto e altre che continuano a vivere dentro le persone. La salita sul Monte Revellone appartiene alla seconda categoria: un incontro che, ancora a distanza di giorni, conserva il calore delle voci, dei sorrisi, delle canzoni e degli abbracci condivisi.
Dopo le escursioni sul Monte Murano e sul Monte San Vicino, il cammino di Insieme per Ucraina è proseguito nel cuore delle Marche. Ucraini, italiani e amici dell’Ucraina si sono ritrovati nell’area picnic sopra Castelletta per trascorrere una domenica immersi nella natura. Ma quella del 4 ottobre non è stata soltanto una passeggiata in montagna: è stata una giornata di memoria, solidarietà, amicizia e appartenenza.
Fin dalle prime ore del mattino si respirava un’atmosfera speciale. Famiglie, bambini, giovani e adulti sono arrivati portando con sé cibo da condividere, bandiere, strumenti musicali e, soprattutto, il desiderio di stare insieme. La semplicità dell’incontro — una salita, un pranzo all’aperto, qualche ora lontano dalla quotidianità — si è trasformata in qualcosa di molto più profondo.
Una salita dedicata a chi difende l’Ucraina
Il gruppo è partito verso la cima alle dieci. Il percorso non era lungo, ma ogni passo aveva un significato preciso. La salita è stata dedicata simbolicamente alle Forze armate ucraine, ai difensori e alle difenditrici che ogni giorno proteggono il proprio Paese, la sua libertà e il diritto del suo popolo a vivere in pace.
Arrivati sulla vetta, i partecipanti hanno dispiegato una bandiera ucraina lunga quindici metri. Il blu e il giallo hanno attraversato il paesaggio verde e roccioso del Revellone, creando un’immagine potente: l’Ucraina visibile da una montagna italiana, lontana geograficamente ma vicinissima nei pensieri e nei cuori.
Quel gesto non è stato una semplice fotografia commemorativa. In un tempo nel quale l’attenzione internazionale rischia di abituarsi alla guerra, mostrare la bandiera significa continuare a dire che l’Ucraina esiste, resiste e non deve essere dimenticata. Significa ricordare che dietro le notizie ci sono città, famiglie, storie personali e vite sospese. Significa anche affermare che la solidarietà non può essere soltanto un sentimento occasionale: deve diventare presenza, responsabilità e impegno quotidiano.
Sulla cima si è pregato, si è cantato l’inno nazionale e sono stati ricordati i militari caduti e tutti coloro che continuano a combattere. Sono state lette poesie di autori ucraini morti durante la guerra e di poeti che sono sopravvissuti. Parole nate nel dolore, ma capaci di custodire dignità, amore e speranza, hanno risuonato nel silenzio della montagna.
Il pensiero rivolto a Oleshky
Un momento particolarmente significativo è stato dedicato a Oleshky, città ucraina della regione di Kherson. Attraverso un flash mob, i partecipanti hanno voluto richiamare l’attenzione su ciò che sta vivendo la popolazione e ribadire un messaggio netto: Oleshky è Ucraina.
«Per noi è molto importante non tacere su quello che sta succedendo alla nostra città», ha spiegato Olha. «Continueremo a parlarne ovunque, anche sulle montagne italiane».
È proprio questo uno dei valori più importanti di iniziative simili. La montagna diventa una tribuna pacifica; un incontro tra amici si trasforma in testimonianza pubblica. Non servono sempre grandi palchi per farsi ascoltare. A volte bastano una bandiera, una fotografia, una poesia e un gruppo di persone che rifiuta di dimenticare.
Ricordare Oleshky sul Monte Revellone ha inoltre unito la dimensione personale a quella collettiva. Per chi proviene da quelle terre, pronunciare il nome della propria città significa difendere la memoria della propria casa. Per gli italiani presenti, ascoltare quelle testimonianze ha significato avvicinarsi a una realtà che nessun servizio televisivo può raccontare fino in fondo.
Gaetano, uno dei partecipanti italiani, ha parlato della commozione provata ascoltando poesie, racconti e testimonianze. La vicinanza al popolo ucraino, ha osservato, nasce anche dalla possibilità di comprendere, attraverso le persone incontrate, cosa significhi vivere in una nazione assediata e sopportare gli orrori di una guerra non voluta. Il suo augurio è quello condiviso da tutti: che questa sofferenza possa finire al più presto.
L’Ucraina ritrovata tra musica, poesia e profumo di brace
Dopo il ritorno dalla vetta, la giornata è proseguita nell’area picnic. I tavoli si sono riempiti di piatti preparati e condivisi; sulla brace sono state cucinate bistecche, salsicce, verdure e patate. Il profumo del cibo si mescolava a quello del bosco e all’aria fresca della montagna.
Intorno ai tavoli sono nate conversazioni, nuove conoscenze e momenti di festa. I bambini giocavano e parlavano tra loro, mentre gli adulti cantavano, recitavano poesie e ballavano. Le canzoni accompagnate dalla chitarra hanno coinvolto ucraini e italiani, cancellando per qualche ora distanze e confini.
Un compleanno celebrato insieme, con fiori, una corona, una collana, versi e musica, ha aggiunto alla giornata un’altra emozione inattesa. Anche questo piccolo momento di festa ha raccontato il carattere dell’incontro: nessuno era semplicemente ospite, perché tutti si sono sentiti parte di una stessa famiglia.
Raya ricorda ancora «il calore, l’atmosfera familiare, le canzoni, le risate e l’amore che arrivava da ciascuno di noi». Per lei, quella domenica ha dato a tutti nuova forza per continuare a vivere, aiutare le persone in difficoltà e sostenere i militari ucraini.
Bohdan ha sottolineato l’importanza di unire «l’utile al piacevole»: ricordare i difensori, leggere la poesia di guerra, sostenere Oleshky e, nello stesso tempo, ritrovarsi attorno a un pranzo. Secondo lui, incontri del genere dovrebbero essere organizzati almeno alcune volte all’anno.
Natalia ha descritto una sensazione conosciuta da molti ucraini che vivono all’estero: si può abitare per anni in Italia, avere amici italiani e sentirsi integrati, ma l’incontro con i propri connazionali conserva qualcosa di unico. È come ritrovare persone care conosciute da sempre, un piccolo pezzo di casa lontano da casa.
Per Olena, invece, la salita non è stata soltanto una prova fisica, ma «un vero rinnovamento spirituale». Sulla cima, ha raccontato, ciascuno ha lasciato una parte della propria anima, portando con sé una fiducia ancora più grande nella vittoria e una profonda gratitudine verso ogni difensore.
Anche Oksana ha ricordato le poesie, le canzoni, i balli e la lingua ucraina che risuonava tra le montagne. «Anche se siamo lontani dalle nostre case, per un giorno è stato come tornare in Ucraina», hanno commentato Ania, Taras, Maria e Slavik.
Le testimonianze raccolte dopo l’evento usano parole diverse, ma raccontano tutte la stessa esperienza: calore, famiglia, energia, gratitudine e appartenenza.
Stare insieme non significa dimenticare il dolore
La riuscita della giornata non dipende soltanto dalla bellezza del luogo o dalla buona organizzazione. La sua forza nasce dalla capacità di tenere insieme emozioni che potrebbero sembrare opposte: il ricordo dei caduti e la gioia dei bambini, la preghiera e il ballo, la nostalgia di casa e la gratitudine verso l’Italia, il dolore della guerra e il piacere di un pranzo tra amici.
Non c’è contraddizione in tutto questo. Ridere, cantare e festeggiare non significa dimenticare chi soffre. Al contrario, significa difendere quella vita normale e libera per la quale tanti ucraini stanno combattendo.
La guerra non colpisce soltanto città e infrastrutture. Cerca anche di spezzare i legami, disperdere le comunità e trasformare la distanza in solitudine. Per questo ritrovarsi è già una forma di resistenza. Preparare un tavolo comune, cantare nella propria lingua, insegnare ai bambini l’inno, leggere una poesia e raccontare agli amici italiani la propria storia sono gesti che proteggono l’identità e ricostruiscono ciò che la violenza tenta di distruggere.
La comunità non elimina la nostalgia, ma impedisce che diventi isolamento. Non cancella la paura, ma offre la forza necessaria per affrontarla. E non risolve da sola i problemi della guerra, ma mantiene viva l’attenzione e prepara nuove forme di aiuto concreto.
La solidarietà ha bisogno di continuità
Dalle parole dei partecipanti emerge con chiarezza un desiderio: ripetere esperienze come quella del Monte Revellone e raggiungere insieme altre montagne delle Marche.
È un invito che merita di essere accolto. Le associazioni che sostengono l’Ucraina non hanno soltanto il compito di raccogliere beni o organizzare iniziative pubbliche. Hanno anche la responsabilità di creare relazioni, ascoltare le persone, offrire occasioni di incontro e far conoscere la cultura ucraina alla comunità italiana.
La solidarietà autentica, infatti, non è fatta soltanto di emergenze. Vive nella continuità: nell’amicizia che rimane dopo un evento, nei contatti scambiati, nelle nuove persone accolte, nell’attenzione verso chi attraversa un momento difficile. Vive nella disponibilità degli uomini che accendono il fuoco e cucinano, delle donne che preparano e condividono i piatti, degli artisti che donano musica e poesia e di chi contribuisce con un sorriso, una conversazione o una mano tesa.
Un ringraziamento sincero va a tutte le persone che hanno reso possibile la giornata: agli organizzatori, a Raya, ad Andriy per la musica e le canzoni, alla poetessa Maria, a Bohdan, Taras e Andriy Tabaka, a Mario e a tutti coloro che hanno preparato il fuoco, cucinato, apparecchiato e collaborato. Grazie alle famiglie, ai bambini, agli amici italiani e a quanti hanno partecipato portando qualcosa da condividere.
Ogni contributo ha avuto valore, perché una comunità non si costruisce attraverso il gesto di una sola persona, ma grazie alla disponibilità di molti.
Un pezzo di Ucraina nel cuore delle Marche
Al termine della giornata, il Monte Revellone è tornato al suo silenzio. Ma qualcosa è rimasto lassù: l’immagine della grande bandiera ucraina distesa sulla cima, le parole delle poesie, la preghiera per i difensori, il nome di Oleshky pronunciato con fermezza e le voci di chi continua a credere nella libertà.
Qualcosa, però, è sceso dalla montagna insieme ai partecipanti: una nuova energia, la consapevolezza di non essere soli e il desiderio di continuare a sostenersi.
È forse questo il significato più profondo della giornata. L’Ucraina non vive soltanto entro i suoi confini geografici. Vive ovunque la sua lingua viene parlata, la sua cultura viene condivisa, i suoi caduti vengono ricordati e la sua libertà viene difesa. Vive anche nelle Marche, tra i sentieri del Monte Revellone, nelle amicizie nate attorno a un tavolo e nell’abbraccio tra il popolo ucraino e quello italiano.
L’escursione del 4 ottobre ci ha ricordato che stare insieme non è un dettaglio e non è una pausa dall’impegno: è parte dell’impegno stesso. In tempi difficili, la comunità diventa un luogo nel quale recuperare il respiro, raccogliere le forze e ritrovare la speranza.
Siamo tornati a casa stanchi, ma con il cuore più leggero. E con una certezza ancora più forte: insieme siamo più forti e, ovunque ci troviamo, continuiamo a portare l’Ucraina nel cuore.
Gloria all’Ucraina. Gloria ai suoi eroi.









